Storia

“Grato a Dio per tutto il bene ricevuto, iniziai a costruire la casa al Mio Signore Pantocratore e, dopo averla costruita, la decorai in tutte le bellezze interne ed esterne”. Così esordisce il Santo Re Stefano Uros III Nemanja nella carta di fondazione del monastero. Il Monastero di Visoki Dečani fu fondato nel 1327 ad opera del grande re serbo Stefano III, tutti i sette secoli di storia sono visibili nell’avallamento del gradino in marmo nell’entrata settentrionale della Chiesa, pazientemente scavato dal piede dei monaci che ininterrottamente lo hanno calpestato per recarsi alle funzioni.

La costruzione della chiesa fu affidata ad un architetto di Cattaro (l’attuale Kotor in Montenegro) che all’epoca era un possedimento della repubblica marinara di Venezia, il suo nome ricordato anche in varie iscrizioni all’esterno della chiesa era Fra Vito, un monaco francescano, quasi a simboleggiare quella funzione di ponte tra oriente ed occidente che Dečani avrebbe rappresentato con la propria storia, nel corso dei secoli.

L’esterno si presenta in un’elegante commistione di stile romanico e gotico, bifore, trifore, bassorilievi e sculture adornano le facciate e circondano il tetto e la cupola, rivestita di mattonelle di piombo sin dall’antichità. Con la propria altezza, ben 29 metri, la chiesa ha dato l’intero nome al monastero che per l’appunto si chiama Visoki Dečani e visoki in serbo significa “l’alto, il superiore”.

La costruzione della chiesa e del monastero fu terminata nel 1335, appena otto anni ed altri quindici anni ci vollero per completare l’enorme ciclo di affreschi che ne adornano le pareti, ove si alternarono monaci iconografi rimasti ignoti.

Nel proprio interno la Chiesa è uno scrigno d’arte, tradizionalmente suddivisa in nartece, navata ed abside, come tutte le chiese ortodosse é orientata verso oriente; la dimora del Pantocratore impressiona il visitatore con la moltitudine dei propri affreschi.

Nel nartece, ammiriamo come dipinto principale una grande raffigurazione del Cristo Pantocratore, proprio sopra il portone di acceso alla navata, l’immagine benedice il pellegrino e tiene aperto il Vangelo di Giovanni al versetto 10,9: “Io sono la porta: se uno entra attraverso di me, sarà salvo; entrerà ed uscirà e troverà pascolo”.

Proprio sotto al grande affresco si trovano le immagini del Re Stefano e del figlio Dušan che ricevono attraverso un cherubino, rotoli di preghiere e benedizioni inneggiando alla pia intenzione di costruire il monastero e governare le terre serbe.

Sulle pareti del nartece sono rappresentati 365 Santi Martiri, un vero e proprio calendario liturgico mentre sul soffitto sette concilii ecumenici . Di particolare rilevanza storica l’albero genealogico della famiglia Nemanjić con le figure degli antenati del Santo Re, fra cui San Simeone e San Sava.

Nel lato meridionale del nartece é possibile scorgere due grandi svećnjak  che servono a contenere le piccole candele votive che i fedeli accendono per devozione, insieme ad altri due piú bassi, tradizionalmente riservati per le preghiere ai defunti. In uno degli svećnjak arde perennemente sin dal 1999, una grande candela dedicata all’Esercito Italiano, protettore del monastero, impegnato nelle missioni di pace.

La navata custodisce tesori e meraviglie infinite e tra tutti, tre oggetti veramente importanti per l’identità serba.

Il primo è il reliquiario del Santo Re, posto sulla parte meridionale dell’iconostasi, è solitamente coperto da un drappo. All’interno riposa il corpo incorrotto del sovrano le cui spoglie mortali profumano di rose. Adagiata sul petto vi è la mano destra offerta alla venerazione dei fedeli.

Il secondo è il magnifico horos (candeliere in bronzo) donato a Dečani dall’imperatore Du&ˇan e rinnovato ed arricchito nel 1392 dalla principessa Milica, secondo la tradizione, fondendo le armi dei nobili cavalieri serbi che avevano combattuto insieme al Re Lazar la battaglia di Kosovo Polje il 28 giugno del 1389.

Il terzo oggetto identitario è la grande croce sul lato settentrionale della navata chiamata la Croce di Nestore, realizzata nella seconda metá del XVI secolo, ha scolpita sulle proprie braccia una preghiera in antico serbo ed invoca la protezione sul monastero dall’epidemia di peste che imperversava in quel tempo nella cittá di Peć.

Gli affreschi della navata sono sublimi, narrano storie che vanno dall’Antico Testamento, al Nuovo, agli Atti degli apostoli, alla semplice raffigurazione di Santi.

Con meravigliose tonalità intonate ad uno sfondo blu lapislazzuli si ammirano le figure del Cristo risorto e trasfigurato, il miracolo delle nozze di Cana, la conversione di San Paolo, un Gesù con la spada nel giorno del giudizio che separa i buoni dai malvagi, le pene dei dannati, una meravigliosa ed intensa crocifissione, un’inconsueta rappresentazione della torre di Babele, la dormizione di Maria.

L’Abside le cui porte sante o reali, possono essere oltrepassate solo da sacerdoti ordinati, presenta affreschi di Vescovi serbi ed ulteriori scene del Cristo, oltre ad una meravigliosa Madonna benedicente, visibile specialmente nelle prime ore del mattino.

La chiesa nell’antichità si presentava ancora più ricca, grazie alle lamine d’oro che ricoprivano il marmo nero del pavimento, di cui è possibile scorgere solamente alcuni frammenti.

La vita del Santo Re Stefano Dečanski

Re Stefano nacque nel 1285 dal matrimonio del re Milutin, il fondatore del monastero di Gračanica ed Anna di Bulgaria. Appena giovanetto all’età di soli 10 anni fu inviato quale ostaggio presso i Tartari in Mongolia per garantire la linea di confine. Visse tre anni nelle steppe e fece ritorno in Serbia approfittando della morte del Khan Nogai.

Rientrato in Serbia, non appena maggiorenne sposò Teodora, figlia del sovrano bulgaro.

In seguito ad una cospirazione ispirata dalla nuova regina, seconda sposa di Milutin e da un gruppo di nobili ad egli avversi, il re Milutin fu convinto che il figlio volesse impossessarsi del trono. A tal motivo, lo fece accecare, poiché secondo il diritto bizantino nessun cieco avrebbe potuto ascendere al trono. La stessa notte dell'accecamento, Stefano fu visitato in sogno da San Nicola che gli mostró gli occhi offesi sul proprio palmo.

Milutin, invió quindi Stefano a Costantinopoli, alla corte di Andronico II, che avendo pietà di lui gli concesse di vivere presso il monastero del Pantokrator oggi Moschea Zeyrek.

Dopo cinque anni di esilio e di vita santa e modesta presso il monastero, Milutin decise di far tornare il figlio in Serbia, che stupendo l’intera corte si presentó senza bende sugli occhi. San Nicola aveva compiuto il prodigio annunciato, donando nuovamente la vista a Stefano durante una veglia notturna.

Alla morte di Milutin, Stefano divenne re, incoronato dall'arcivescovo Nikodim al Patriarcato di Peć il 6 gennaio 1322. Dal 1324 al 1326 il re difese dagli invasori la Serbia, battendo il potente esercito dell’impero bulgaro e ponendo sotto assedio la città libera di Ragusa in Dalmazia (oggi Dubrovnik) che gli si era ribellata.

Per ringraziare Dio, decise di far costruire chiese in Gerusalemme, sul Monte Athos, ad Alessandria e a Costantinopoli, regalò alla basilica di San Nicola a Bari un altare d'argento ed alcune sante icone, memore dell’aiuto del Santo, fu munifico con i religiosi che si occupavano di aiutare i poveri ed edificó il monastero di Dečani, completato in seguito dal figlio Dušan.

Morí presso la fortezza di Zvečan l'11 novembre 1331, probabilmente strangolato in una congiura di palazzo.

La fama di Stefano fu subito grande ed a Dečani ove fu sepolto si moltiplicarono i miracoli e le guarigioni. La chiesa ortodossa lo venera come un Santo martire e la Sua ricorrenza cade il 24 novembre.

In onore del Santo Re Stefano, ogni giovedí sera presso il monastero di Dečani, si officia un rito speciale chiamato Canone di supplica al Santo Re Stefano, una cerimonia suggestiva e profonda, interamente cantata dai monaci i cui versi ispirano ammirazione e speranza nella santa benevolenza del Re.

Dal Canone di supplica al Santo Re Stefano Dečanski

Hai sopportato le sofferenze e le tante ferite che Ti hanno inflitto ed in ultimo hai ricevuto il riposo ed una gloriosa corona da Dio, ed insieme al coro dei martiri si uniscano i miti di cuore per invocare tutti insieme Nostro Signore a concedere la grande misecordia alle nostre anime. Hai vissuto come un imperatore ma piamente ed affrontato la Tua strada di sofferenza insieme a coloro che come Te si sono sacrificati, per questo la Tua chiesa celebra la Tua Gloria, consacrata nella luce delle Tue sante reliquie. Per questo Ti veneriamo ed invochiamo, salvaci dalla nostra miseria con le Tue preghiere o Santo. Una nebbia di passione ci offusca la mente e non ci permette di vedere la luce, ma noi in Te confidiamo o Stefan, prega Dio di concederci l’illuminazione e la salvezza. Siamo inchinati innanzi a Te o Santo Stefano e Ti circondiamo con amore, baciando le Tue Sante reliquie e Ti invochiamo colmi di lacrime: salvaci con le Tue Sante preghiere!

Il Tesoro

La chiesa di Dečani ha ricevuto donazioni che nel corso del tempo hanno costituito un vero e proprio tesoro, costituito da icone,  mobili intarsiati, oggetti liturgici e libri.

La collezione di icone di Dečani vanta oltre 90 esemplari comprese tra il XIV ed il XVII secolo. Le icone piú antiche di eccezionale qualitá artistica rappresentano il culmine della pittura serba e bizantina. Molte delle icone risalenti al XVI secolo sono dovute al famoso iconografo Longin della cui presenza a Dečani abbiamo almeno tre testimonianze.

A Dečani è presente una collezione ricchissima di 160 libri manoscritti e 17 libri a stampa, antichi. La maggior parte ha un contenuto liturgico e vengono utilizzati a tutt’oggi per la Divina Liturgia, principalmente si tratta di Vangeli, messali, breviari ma anche scritti dei Santi Padri o manoscritti che narrano la vita del monastero.

Molti oggetti sacri hanno una lunga ed interessante storia, dalle le ampolle di piombo trovate nel reliquiario del Santo Stefano Dečanski al candelabro per le candele votive, modellato e fuso in bronzo, con i piedi a forma di leone e con ornamenti cubiformi del XIV secolo, alle campane di Gregorio (dono del figlio cieco del despota Giorgio Branković) degli anni quaranta del XV secolo e di Mastrelena del 1458, con un'iscrizione in lingua greca.

Particolarmente prezioso il calice di Radivoje del 1568 ed il calice di Ignazio Dečanac del 1840.  Nel Tesoro del monastero è anche presente una piccola collezione di culle votive in argento, di varie dimensioni, donate, quale richiesta della grazia, da coppie senza figli.

Suggestivi I libri degli ospiti, che segnano nel corso dei decenni le varie personalitá che si sono fermate presso il Monastero.

Dacci oggi la nostra vita quotidiana

La vita di Dečani é scandita dagli uffici divini e quindi dal sordo ticchettio del klepalo, un asse di legno che il monaco batte con un martello per chiamare i confratelli alla preghiera. Il Tipik, la Regola, prevede il mattutino, le lodi, le ore e la liturgia, dalle 5 del mattino alle 8, alle 14.30 un akathistos, in greco non seduto, cioè che si recita in piedi, al Santo Re Stefano. Dalle 18 i vespri e la compieta che concludono la giornata. Ogni giovedí la recita del Canone di supplica al Santo Re Stefano. Particolarmente suggestive sono le veglie di preghiera che precedono la Domenica e le feste piú importanti. La vita liturgica, in qualsiasi stagione dell’anno viene scandita dalla luce del sole, si entra in chiesa con l’oscuritá, si osserva l’alba durante la Divina Liturgia e si abbandona la chiesa nella sera sempre con le tenebre. Durante le funzioni, Dečani si illumina d’ oro grazie alla luce delle famose candele lavorate dal monastero e prodotte utilizzando esclusivamente pura cera d’api, al punto che le stesse profumano di miele.

Il Monastero ricorda una grande fattoria ed i monaci lavorano con gli animali: mucche, capre, pecore, galline ed api. Si occupano dei campi, suddivisi in: frutteto, orto, campi a coltivazione stagionale, vigna e di una serie di laboratori necessari a mantenere in ordine la struttura quali la segheria e l’ebanisteria, o il laboratorio di icone. In monastero si coltiva il grano, il mais, le mele, gli ortaggi e si producono eccellenti formaggi, la rakia, tipica grappa serba, il vino ed il miele. Nella stagione autunnale, al termine del periodo dei raccolti e della vendemmia, si prepara comunitariamente l’aivar, la classica conserva balcanica a base di peperoni.