Spiritualita'

Ció che maggiormente colpisce il viaggiatore che visita il Monastero di Visoki Dečani per la prima volta, non é la bellezza, la pace silenziosa o la maestositá della Chiesa, bensí la concreta percezione della sacralitá del luogo. In questo modo, a volte, il viaggiatore si trasforma in pellegrino ed il cammino intrapreso si apre a nuove mete e differenti percorsi.

Chiunque sia interessato ad esplorare la spiritualitá ortodossa, potrá farlo direttamente, contattando in lingua italiana, lo Ieromonaco Andrej del Monastero di Dečani padreandrej@amicididecani.it o lo Ieromonaco Ambrogio parroco della parrocchia ortodossa “San Massimo Vescovo” di Torino padreambrogio@amicididecani.it

L’incontro con la spiritualita’ di Dečani in un breve racconto del nostro Presidente Paolo Rumiz

Dečani, quattro del mattino, mese di maggio. Il vento porta profumo di fiori dalle montagne. Nel silenzio un ticchettio fastidioso e implacabile mi sveglia. Viene dal cortile, accanto alla chiesa.

Guardo dalla finestra. C'è un monaco barbuto, lungo come un giocatore di basket. Fa il giro della chiesa e batte un martelletto su una tavola di legno. Ha movimenti meccanici. Sembra un soldatino a retrocarica.

Allora ricordo. E' il symandron. Me ne ha parlato a cena un monaco di nome Sava. E' uno strumento antico. E' il frutto del mimetismo millenario degli sconfitti; serve a chiamare alla preghiera con discrezione, senza irritare i dominanti.

E lì in Kosovo gli ortodossi non se la sentono di suonar le campane.

E' la sveglia dunque. Sento ogni rumore. Scalpiccio di piedi scalzi al piano di sopra. Sandali infilati nei pianerottoli, discendere affannato delle scale, scricchiolio sulla ghiaia del cortile. Il cigolìo del portone, l'eco del martelletto sulle mura attorno alla chiesa.

Esco anch'io, affascinato dai suoni, li seguo quasi alla cieca verso lo scintillio delle icone. Cantano pie donne, aspettano il bordone dell'archimandrita, la risposta baritonale, il tuono sulla soglia delle porte regali. Dietro quei varchi terribili si consuma il sacrificio del pane.

Poi, la meraviglia. Al primo chiarore dell'alba, suono e luce diventano una cosa sola. Un ventaglio di raggi di luce dai finestroni d'Oriente taglia la nube d'incenso e forma come un pentagramma attorno al fiato dei monaci cantori, e quei fiati nella nube azzurra lasciano tracce di note, diesis e bemolle sospesi sull'abside.

E' il sole che svela questa meraviglia, tutto è costruito per questo momento. Ma è stata la voce a chiamare la luce. Il suono, svegliato dal martelletto, che ha cercato il vuoto, per abitarlo come come un paguro la sua conchiglia, e ora sveglia la luce del giorno.

Ed è solo l'inizio, prima che passeri merli e cinciallegre cantino come pazzi le lodi di Lui.