Tensioni al Nord

Potrebbe essere il copione di un brutto film, una storia patetica che si gioca tra intrighi di palazzo e sofferenza delle persone ma purtroppo è realtà e delle peggiori.

Appena ieri (27/05/19), il Presidente di Serbia, Aleksandar Vučić, aveva paventato delle azioni violente da parte delle autorità di Pristina contro la popolazione serba del nord di Kosovo, ed oggi (28/05/19) alle 6:00 del mattino, puntualmente, quasi si rispondesse ad un copione prestabilito, le forze speciali kosovaro/albanesi dei FIT e NjSO, sono entrate in azione, praticando una massiccia offensiva, condotta con blindati e gendarmi armati fino ai denti, nelle cittadine di Kosovska Mitrovica (nord) e Zubin Potok.
Sono state arrestate 23 persone, picchiati e terrorizzati decine di cittadini inermi e disarmati, donne, bambini e famiglie.

"Abbiamo creato ostacoli per proteggere le nostre famiglie, perché gli agenti hanno molestato donne e bambini e tutti coloro che non riuscivano a sottrarsi al loro furore, sono stati brutalmente picchiati", questa la dichiarazione di Radenko Milovanović, uno dei feriti nel villaggio di Varage a Zubin Potok.
Tra i picchiati ed arrestati, anche un membro della missione Onu, UNMIK, il cittadino russo, Mikhail Krasnoščekov, la cui liberazione con relativa condanna dell’arresto, è stato l’oggetto di un severo comunicato da parte dell’ambasciatore russo in Serbia.
Il governo di Pristina ha liquidato questa terribile azione contro la popolazione civile, con un laconico comunicato, dove genericamente si parla di traffico criminale di armi e chiaramente si sottintende spionaggio.
Fonti accreditate a Belgrado parlano di ingenti forze militari serbe, schierate lungo la linea di demarcazione amministrativa tra Serbia e Kosovo.

La scelta della nostra associazione, sin dalla fondazione, è stata quella di non occuparsi di politica, avendo però ben chiaro il concetto di giustizia e di libertà per una comunità di destino, come oggi è la minoranza serba in Kosovo e Metohija.
Eravamo certi che dopo il brutale assassinio di Oliver Ivanović, la tentazione di far precipitare la “questione di Kosovo” sarebbe stato un interesse di molti politici spregiudicati e proprio per questo motivo desideriamo palesare con chiarezza, ancora una volta, la nostra posizione:
- Riconosciamo la necessità di trovare una soluzione politica che tuteli le minoranze in Kosovo e Metohija e salvaguardi i luoghi di culto, eredità e patrimonio dell’intera cultura europea.
- Condanniamo la vigliaccheria della diplomazia occidentale di fronte alle palesi violazioni delle più elementari regole di civile convivenza, nelle enclavi e nell’intera regione.
- Deploriamo il gioco vergognoso di chi ha creato attraverso atti dissennati questo disastro e oggi veste gli abiti dell’arbitro, sempre più sbilanciato verso la maggioranza kosovaro/albanese, il gioco degli Stati Uniti.
- Ribadiamo a chiunque, alla politica serba e kosovara, che la strada della “partizione” cioè dello scambio di territori tra Serbia e Kosovo è IMPRATICABILE, sarebbe una vergogna storica e l’inizio della dissoluzione dell’Europa per come l’abbiamo conosciuta e sognata.
- Auspichiamo che i politici di Serbia e Kosovo, mettano al centro delle loro riflessioni le reali esigenze di comunità, già assediate da enormi emergenze, il lavoro, la fame, la povertà, la disperazione, la tutela sanitaria, l’istruzione.
Noi continueremo a lavorare per chi ha bisogno, senza ripensamenti o esitazioni, con la volontà di non permettere a nessuno di trasformare una tragedia europea, nell’ennesimo intrigo per far sopravvivere establishment corrotti, terrorizzati dal non poter mantenere false promesse.