Sapere è un dovere

Siamo stati molto colpiti da un articolo pubblicato dal Corriere della Sera (clicca per leggerlo) dal titolo: Milano, l’ultimo saluto al boss tra applausi e alleanze. A scriverlo un giornalista del Corriere, tal Cesare Giuzzi, definito un “giornalista di cronaca nera di valore” ed esponente del sindacato “Stampa Democratica”.

Fin qui niente di strano, se non che, il sottotitolo dell’articolo era: “Volo di palloncini e parata di capi clan al funerale spettacolo di Mimmo Pompeo. In chiesa serbi, skin e le curve «nere» dello stadio”.
Quindi un giornalista del Corriere, può equiparare senza indugio il popolo serbo ai criminali professionisti, agli skin o ai facinorosi da stadio.
Quando parliamo di emarginazione culturale o di lavoro profondo dei mass media contro il popolo serbo, è proprio a questo che ci riferiamo.
Ma come può un giornalista serio, discriminare su base etnico/nazionalista un intero popolo? La risposta è semplice e oggettiva, non può! La seconda domanda è allora più inquietante, come può un giornalista poco serio, scrivere sul più importante quotidiano italiano?
Avrebbe scritto il dott. Giuzzi al posto di “serbi”, “olandesi”? Noi non crediamo; allora perché può permettersi questa “scivolata di stile”?
Le motivazioni sono molteplici:
La prima: utilizza banalmente un luogo comune e nell’immaginario collettivo occidentale i serbi sono tutti “cattivi”.
La seconda: ha gioco facile, poiché nessun diplomatico protesterà. Sono tutti impegnati a compiacere l’UE, una nota di protesta stonerebbe con il new profile.
La terza: non si preoccupa di distinguere, utilizzare gli stereotipi è molto più veloce, il messaggio si condensa anche in un tweet.
La quarta: è un ignorante, nel senso che non conosce, ignora, che il popolo serbo ha dato all’Europa monasteri di sublime bellezza, è stato storicamente argine contro gli invasori e custode di una tradizione religiosa millenaria.

Non vorremmo essere noi a ricordare al dott. Giuzzi, quello che scrisse Longanesi al proposito dei giornalisti conformisti, pettinati e ignoranti: “Per un giornalista farsi dare del disinformato equivale a farsi dare del coglione”
Ci pensi dottor Giuzzi quando scriverà o le scriveranno il prossimo titolo.