Preghiere assediate

Molto spesso la comunità politica e l’opinione pubblica internazionale, non addentro alle vicende di Kosovo e Metohija sono portate a pensare che le tensioni che hanno martoriato questa terra si siano esaurite.
Chi vive la realtà quotidiana del Kosovo, militare, religioso o semplice curioso che sia, sa bene come questa sia soltanto un’illusione e che ci si trova di fronte alla classica brace che cova sotto la cenere.
Oggi, 8 febbraio 2013, c’è stata l’ennesima sgradevole conferma.

Il Monastero di Dečani è stato circondato da un centinaio di facinorosi, portatori di una cultura dell’odio, nemica di ogni tipo di compassione o razionalità.
Arginati nella loro rabbia, dall’eccellente lavoro svolto dalle forze armate italiane che da tredici anni presidiano il Monastero, a queste persone non è rimasto altro che una sterile protesta di fronte ai portoni di Dečani, con lugubri striscioni che recitavano i peggiori slogan della propaganda filo albanese: “Fuori dalla nostra terra”, “No ai Serbi”, “Il monastero è Kosovo”.

Lo spunto di questa ennesima aggressione è stata la sentenza promulgata dall’Alta Corte della Repubblica del Kosovo, che riconosce le legittime proprietà del Monastero, in un primo momento confiscate dall’autorità kosovara della municipalità di Dečani.

Giudici kosovari, di etnia albanese, hanno riconosciuto legittime le richieste del Monastero, che reclamava la proprietà della terra, essenziale per le produzioni alimentari e zootecniche del Monastero stesso, contro le pretese della municipalità di Dečani che è stata incapace di sostenere, in sede giudiziaria, alcun fondamento legale circa la confisca.

La decisione, giuridicamente irreprensibile, ha scatenato la protesta di estremisti che si oppongono con forza a qualsiasi processo di pacificazione e normalizzazione, rendendo ancora una volta evidente, se mai ce ne fosse bisogno, come il teatro kosovo sia ben lontano dalla concordia e come siano più che necessarie le missioni internazionali di pace.

Abbiamo chiesto un commento a Padre Andrej, da sempre interfaccia del Monastero con la comunità italiana: “La vicenda è stata montata ad arte da chi vuole mantenere alto il tasso di conflittualità nella regione, esibendo atteggiamenti intimidatori e producendo tensioni che non giovano a nessuno. Le terre restituite al Monastero, appartenevano alla comunità monastica da secoli e la Corte non ha potuto che legittimare questa richiesta; tutto il resto è solo la strumentalizzazione da parte d’individui in malafede, di menti semplici, spesso fiaccate dalla povertà e dalla disoccupazione, contro un ipotetico nemico e invasore. Bisogna pregare molto, perché gli animi si plachino e si apra, finalmente, una vera stagione di pace”.

Da stamane il Monastero di Dečani è chiuso ai visitatori. Il portone di ingresso è sbarrato, la prima volta dopo tredici anni. L'autorità militare italiana ha innalzato il livello di difesa del sito, che rimane il patrimonio mondiale dell’umanità dell’Unesco, più a rischio in Europa e tra i primi cento al mondo.