In morte di Oliver

Freddato come un animale, appena fuori dal suo ufficio, ha giaciuto nel freddo asfalto di Kosovska Mitrovica, il corpo di Oliver Ivanović, crivellato da proiettili, ucciso da criminali efferati.

Ingegnere, poliglotta, politico, mente e cultura raffinata, Oliver Ivanović, sessantacinque anni, leader di “Serbia democrazia e diritto” è stato da sempre il punto di riferimento dei serbi del nord di Kosovo e Metohija.
Dal 2008 al 2012 è stato Segretario di Stato del Ministero per il Kosovo e Metohija nei governi di Serbia, nel 2009 aveva fondato "Sloboda, demokratija, pravda" - "Libertà, democrazia, giustizia". Arrestato nel 2014, con l'accusa di crimini di guerra durante gli anni '90, è stato prima condannato a nove anni di carcere e successivamente la Corte d'appello di Pristina ha annullato il verdetto di colpevolezza.
Uomo di saldissimi principi etici, ha sempre garantito l’indipendenza delle proprie posizioni, sganciandosi da qualsiasi tentativo di strumentalizzazione. Patriota ma non nazionalista becero, sostenitore del dialogo e della pacifica convivenza, ha bastonato con la necessaria durezza il malaffare serbo e albanese che imperversa nella regione, rendendosi inviso ai più.

Oggi tutti lo celebrano come amico, noi che lo siamo stati da tempi lontani, sostenendo le sue posizioni sulla partecipazione alle elezioni, firmando gli appelli per la sua libertà, piangiamo un amico che aveva una visione della martoriata terra di Kosovo e Metohija, una visione di pace, speranza e libertà.
Oggi, Oliver Ivanović ha pagato il tributo che l’indipendenza dai condizionamenti politici e dal malaffare, si esige in terra di Kosovo, che è quello più antico, un tributo di sangue.

La nostra associazione, in questo momento di dolore, si stringe in un sentito abbraccio alla moglie Milena e ai figli Janko, Bogdan, Nikola e Žarko.