Minestrone Cirinnà

La nostra associazione, nel rispetto del proprio statuto, non ama prendere delle posizioni partitiche, atteso che esistono delle posizioni politiche ben più alte, orientate cioè al bene della comunità, che in quanto tali possono essere patrimonio complessivo per lo sviluppo di un intero Paese, oltre che rappresentative di una associazione quale la nostra.

Nella politica e specialmente nella politica italiana, il gioco più praticato è quello di dividersi in fazioni contrapposte, sostenendo le ragioni della propria, senza nemmeno accettare di discutere o dialogare con “l’altro da sé “, i “pro” e gli “anti”. Qualcosa di molto simile alla tifoseria più che al pensiero.
Grande profeta di questo progressivo imbarbarimento del confronto politico, fu, insieme a un manipolo di generosi intellettuali, trasversali ad ogni classificazione, il nostro prof. Cacciari sin dagli anni ‘80.

Il confronto come strumento di crescita, politica, spirituale, antropologica e sociale, rimane per noi un Valore non negoziabile, uno di quei principi cardine che possa far immaginare le fondamenta di una società nuova, in antitesi al progressivo disastro che ogni giorno sperimentiamo.
Vi è però una distinzione, necessaria da fare, se non si vuole trasformare il confronto in cagnara.
Le posizioni, devono rispettare il criterio della buona fede e confrontarsi con gli strumenti della logica per potersi pariteticamente comparare.
Ora accade, che dopo le ripetute segnalazioni della vicenda di Kiev sui bambini parcheggiati per la concomitanza di Covid e utero in affitto (leggi qui), la senatrice Monica Cirinnà (storica promotrice di diritti LGBT+-… etc) senta l’impellente bisogno di manifestare all’Italia intera, attraverso una nota nel suo blog, ripresa da Huffington post, il proprio parere, nel tentativo di “avviare una discussione franca e il più possibile laica sul tema della gestazione per altri (GPA).” 
Il tentativo potrebbe apparire costruttivo, non di rado il mondo femminista, o quello più orientato a rappresentare categorie di genere, o più semplicemente laico, hanno prodotto interessanti tesi di confronto, basti pensare a donne, attiviste o giornaliste del calibro di Luisa Muraro, Michela Pagarini, Monica Ricci Sargentini o Paola Tavella.
Solo che la senatrice Cirinnà, scrive a spregio dell’intelligenza, rifiutando quell’illuminato invito che fu di Giorgio Gaber: “per avere diritto alla libertà di parola dovrebbe essere obbligatorio attivare un pensiero”.
La senatrice Cirinnà, non ci offre un pensiero, ma l’esposizione tanto retorica quanto falsa e strumentale, di parole d’ordine progressiste, para libertarie e finto femministe.
Parla di rispetto, sfruttamento del corpo, mercificazione dell’essere umano, esclusivamente per iniziare ad introdurre il concetto della liceità di questa abominevole pratica che è l’utero in affitto, in un paese come l’Italia.
Ovviamente, la senatrice Cirinnà, non offre alcun contributo valido o concreto, se non il fumoso richiamo a una “sentenza della corte costituzionale portoghese”, oltre alla farneticante proposizione in linguaggio da politik bureau, del nuovo confine da conquistare: UTERO IN AFFITTO A CHI VUOLE. Liberi tutti, tanto all’estero c’è, allora perché non da noi?
La senatrice Cirinnà, a corto di idee, argomentazioni e soprattutto di un pensiero che sia a corredo dell’istanza che rivendica, ci suggerisce che il problema sia: “… criteri di metodo che a me sembrano chiari, ai quali se ne deve aggiungere un altro, che viene anche dalla nostra storia. La consapevolezza che, in materie come questa, i divieti – per non parlare di irrealizzabili “messe al bando universali” – non funzionano”. Nella visione della Cirinnà, l’utero in affitto è un problema di metodo.
Innanzi a questa sparata, nel rispetto di una serie di valori assolutamente non negoziabili, per continuare a chiamarci esseri umani: il rispetto e la tutela dei bambini, il loro sacrosanto diritto ad avere una madre vera, la difesa dei diritti delle donne che non possono passare per una mercificazione del loro corpo a servizio di minoranze finanziariamente solide, il rispetto dell’ordine del creato, la disponibilità a colmare differenze e squilibri sociali che generano mostruosità, ci sentiamo di dover precisare con fermezza.
La nostra associazione che si batte quotidianamente e da un decennio, contro questa barbarie, vuole chiarire assolutamente, che codesta questione, quella dell’utero in affitto, cioè della compravendita di un bambino prêt-à-porter, NON È UNA QUESTIONE DI METODO MA UN REALE PROBLEMA DI SOSTANZA.
In questo necessario confronto dialettico, da un lato ci sono i valori della vita che dolorosamente si interrogano per cercare di evitare sofferenze mentre dall’altro si sfoderano ottusità da élite cosmopolite, che continuano a pensare, bellamente riparate dal lusso del loro tenore di vita, che nella mercificazione di tutto si possa riscontrare un ordine, una regola e conseguentemente un diritto.

Il sonno della ragione genera incubi, se la senatrice Cirinnà avesse realmente intenzione d’approcciare quest’orrore che è l’utero in affitto, confrontandosi con chi la pensa differentemente dalle sue suggestioni retoriche e demagogiche, per prima cosa dovrebbe informarsi e per seconda svegliarsi.