A lungo atteso

È stato con viva gioia rilevare, dopo le decisioni sconcertanti degli ultimi venticinque anni, che l’Accademia di Svezia abbia posto un freno all’assurdo e premiato chi doveva esserlo decenni addietro: Peter Handke.

In questi cinque lustri abbiamo visto celebrare nani, Dario Fo, Svjatlana Aleksievič, Harold Pinter o assoluti illetterati come Bob Dylan; l’assenza di Peter Handke sembrava destinata a durare, del resto la lista degli esclusi è certamente maggiormente prestigiosa di quella dei premiati, Louis Ferdind Celine, Philiph Roth o Yukio Mishima, con Magris e McCarthy sempre in attesa e in bilico.
Invece anche Stoccolma, in formato giuria di parrucconi, ti stupisce ed ecco il giusto riconoscimento a chi ha profondamente scandagliato l’animo umano.
Peter Handke è nato a Griffen nel 1942, ha scritto opere meravigliose, Infelicità senza desideri, Pomeriggi di uno scrittore, Il mio anno nella baia di nessuno, Breve lettera del lungo addio, Il mondo interno dell’esterno dell’interno, Un viaggio d’inverno ai fiumi Danubio, Sava, Morava e Drina - ovvero giustizia per la Serbia, I cuculi di Velika Hoča.
Dal suo sodalizio con Wim Wenders, è stato partorito il pluripremiato film, “Il cielo sopra Berlino”.
Peter Handke è stato “presente” nel dramma delle enclavi di Kosovo e Metohija, ne ha amato il popolo e quelle erbe spontanee che crescono a Velika Hoča.
Ci ha sempre ammonito di stimolare l’amore per la lettura nei ragazzi, senza dimenticare altre necessità, contribuendo personalmente alla creazione del bike sharing a Hoča e a tante altre iniziative solidali ma ricordandoci di mettere sempre al primo posto la lettura (clicca qui per ascoltarlo).

Al nostro caro amico Peter Handke, giungano le felicitazioni più sincere e la genuina gioia che ciascuno di noi prova.