La terribile parola

Abbiamo commentato con chiarezza la nostra posizione (leggi qui il contributo) riguardo l’irresponsabile e sciagurata proposta serba di procedere a una partizione del Kosovo e Metohija. Secondo una classe politica certamente suddita di interessi transnazionali e per niente degna della storia del popolo serbo, sarebbe meglio “partizionare”.

Partizionare in realtà, significa abbandonare, gli oltre settantacinquemila serbi che vivono a sud del fiume Ibar, in cambio di una manciata di comuni del nord, già popolati da serbi e siccome alla stupidità c’è un limite, ma a volta si esagera, aggiungere anche la valle di Preševo, regione meridionale della Serbia, dove vivono soprattutto albanesi.
La ridicola proposta, insensibile al destino dei monasteri di Kosovo e Metohija, cardini e baluardo della cristianità intera e dell’autentica identità europea, sarebbe da considerare ridicola se a formularla non fosse stato il presidente della Serbia Aleksandar Vučić raccogliendo l’attenzione del suo omologo kosovaro/albanese Hashim Thaçi.
“Giocare con i confini e con la purezza etnica è pericoloso”, hanno ammonito sia Sua Grazia Teodosije che l’Igumeno del Monastero di Dečani, Archimandrita Sava Janjić, attirandosi parole d’odio e di disprezzo da parte di una stampa chiaramente asservita e prezzolata dai potentati economico/politici della Serbia.

Nei Balcani c’è una terribile parola, che pronunciarla fa ancora paura: GUERRA.
In barba a qualsiasi opportunità, in questi giorni l’ha usata Ramush Haradinaj, primo ministro del Kosovo, che ha affermato: “... ogni modifica dei confini del Kosovo avrà come conseguenza la guerra” (leggi in originale la dichiarazione).
È l’anticamera della follia, come se non fosse bastato il sangue versato in una guerra civile durata un decennio nell’intera Jugoslavia ed una vera e propria segregazione etnica, consumatasi in danno della popolazione serba in Kosovo e Metohija, negli ultimi diciannove anni.

Ancora una volta, desideriamo essere chiari, esprimendo la più ferma e partecipata solidarietà a Vladika Teodosije e Padre Sava, uomini di pace e portatori di interessi comunitari:

NESSUNA PARTIZIONE PUÒ ESSERE PRATICATA IN KOSOVO

L’UNITÀ DEL POPOLO SERBO NON PUÒ ESSERE OGGETTO DI SCAMBIO DI UNA POLITICA INEFFICIENTE E INCAPACE

I MONASTERI ORTODOSSI DEVONO CONTINUARE A TESTIMONIARE L’AMORE DI DIO E L’IDEA DI BELLEZZA DEI SOVRANI CHE LI HANNO CONCEPITI.