La partizione è un male

Pochissime sentenze, tratte da un serio studio geopolitico, effettuato da Akiv in collaborazione con il Ministero degli esteri del Regno di Danimarca e con l’ufficio Svizzero per lo sviluppo in Kosovo, ci restituiscono ciò che a noi sembra ovvio.

La presunta divisione di Kosovo e Metohija, chiamata partizione è la dimostrazione palese dell’incapacità politica e diplomatica di Belgrado e la totale assenza di un’idea di nazione da parte di Pristina.
Per chi volesse leggere lo studio nella sua interezza e in lingua inglese, (cliccare qui); di seguito abbiamo estratto alcuni interessanti considerazioni, estratte dal capitolo conclusivo dello studio:

Questo non è uno scambio territoriale ma uno scambio di popolazione

La partizione costituirà un'interruzione inaccettabile di secoli di storia e presenza serba sul territorio. La vita serba in Kosovo e ciò che equivale a una rottura della connessione tra i serbi (non necessariamente la Serbia) e il Kosovo. La comunità serba in Kosovo è presente da oltre mille anni ed è sopravvissuta a numerose guerre e conflitti interetnici, la partizione minaccerebbe seriamente la continuazione di questo patrimonio culturale.

La partizione non porterà pace e costituirà un pericoloso precedente. Anche se un accordo di partizione dovrebbe, in linea di principio, essere progettato per portare
ad una pace duratura, le conseguenze pratiche di tensioni etniche, aumenterebbero.

La partizione concordata tra Belgrado e Prishtina farà diventare questa modalità un precedente che comporterebbe conseguenze negative per tutta la regione dei Balcani occidentali.
Se consideriamo il carattere multietnico della regione, è chiaro che la percezione delle minoranze etniche all'interno degli stati cambierebbe drasticamente. Vale a dire, le comunità di minoranza diventerebbero immediatamente una minaccia diretta alla sovranità di stati, legittimando la ricerca di sempre maggiori autonomie o, nel peggiore dei casi, palesi richieste di secessione.