La follia del Kosovo

Ogni volta che questo sito deve occuparsi di politica è una sconfitta. E’ stata una sconfitta per l’umanità l’ultimo contributo che abbiamo pubblicato sull’efferato assassinio di Oliver Ivanović (leggi cliccando qui), è terribile dover commentare la gravissima aggressione resa oggi, dai reparti speciali di Pristina ai danni dei partecipanti ad un incontro politico e pubblico.

Proprio dopo l’assassinio di Ivanović, il Presidente della Repubblica di Serbia, Aleksandar Vucić, ha promosso una serie di incontri con i rappresentanti della minoranza serba in Kosovo e Metohija, per giungere ad una comune visione degli enormi problemi della regione nel tentativo di proporre tesi ed analisi condivise da Belgrado e dai serbi di Kosmet, alla diplomazia internazionale.
Lo scenario di fondo è noto, i comuni a nord dell’Ibar sono popolati quasi esclusivamente da serbi, senza dimenticare le oltre 75.000 persone di etnia serba che abitano le enclavi a sud del fiume Ibar. Dopo la sollecitazione del Presidente Vucić, si sono organizzati degli incontri tra tutte le persone di buona volontà al fine di concordare una posizione comune sulle azioni diplomatiche da intraprendere.
Oggi, una di queste riunioni si è tenuta a Mitrovica nord, vi erano presenti amministratori locali e semplici cittadini.
All’improvviso si sono materializzati i temibili reparti speciali della polizia kosovara, braccio armato di Pristina, che hanno fatto una violenta e brutale irruzione nel salone ove si teneva l’incontro.
Il pretesto dell’azione militare è stata la presenza di Marko Djurić, direttore dell’ufficio per il Kosovo e Metohija, rappresentante del governo di Belgrado.
A Djurić, nonostante l’autorevolezza rappresentata dal ruolo, non era stato rilasciato il permesso per “entrare in Kosovo”, da parte del governo di Pristina.
In spregio quindi a qualsiasi cortesia istituzionale che sarebbe valsa in ogni paese civile, Djuric è stato arrestato ed espulso, i partecipanti all’incontro brutalizzati, come evidenziano le inequivocabili immagini (clicca qui per vedere) girate al momento dell’irruzione.
Di fronte a tutto questo ci chiediamo:

  1. A cosa serve la pur giusta condanna del ministro europeo Mogherini, a questa violenza, se la riprovazione non si trasformerà in sanzione adeguata, da parte dell’UE, nei confronti del governo del Kosovo?
  2. A cosa serve una diplomazia internazionale che racconta il Kosovo come un paese pacificato e normalizzato?
  3. A cosa sono serviti 19 anni di tutela internazionale e le missioni europee per sostenere la creazione di uno stato di diritto?

Ci chiediamo ancora, come sia stato possibile che quest’atto di brutale violenza, sia stato perpetrato senza aver ricevuto l’avallo della diplomazia statunitense che controlla il Kosovo quasi fosse la cinquantunesima stella della bandiera americana?

Ed in ultimo desideriamo fare a tutti gli uomini di buona volontà un’ultima semplice domanda:
Quale sarebbe il destino del Monastero di Dečani e di tutti i luoghi santi della Chiesa serbo ortodossa, se la comunità internazionale decidesse di abbandonare il Kosovo, ritirando la missione KFOR Nato?