il futuro dei Balcani

Riproduciamo un interessante articolo di Paolo Valentino, pubblicato oggi dal Corriere della Sera, ove si sottolinea l’estraneità della diplomazia italiana ai tavoli che contano, nonostante il “formale” comando della missione Kfor.

Assente l’Italia, ormai invariabilmente esclusa dai tavoli dove si giocano le vere partite d’Europa, il vertice sui Balcani occidentali svoltosi a Berlino non doveva e non poteva produrre decisioni definitive. Ma è servito ad aprire un dialogo complessivo non più evitabile sulla stabilizzazione di una regione, mai veramente affrancata dai suoi conflitti endemici e potenzialmente esplosivi. Convocato insieme da Angela Merkel ed Emmanuel Macron, l’incontro berlinese ha visto la partecipazione dei leader di Serbia, Kosovo, Montenegro, Albania, Macedonia del Nord, Croazia, Slovenia e Bosnia-Erzegovina, oltre che dell’Alto Rappresentante dell’Ue per la politica Estera, Federica Mogherini. «Serve un impulso speciale, è un piccolo passo su una strada ancora lunga», ha spiegato la cancelliera. «Non abbiamo alcuna intenzione di dettare una soluzione: dobbiamo avanzare senza tabù e senza far aumentare le tensioni», le ha fatto eco il presidente francese. Dei molti temi in agenda, quello più caldo è stata la crisi delle relazioni tra Serbia e Kosovo.

Le trattative di pace, mediate dall’Unione europea, sono sospese dall’estate. Belgrado non ha mai riconosciuto l’indipendenza di Pristina, proclamata nel 2008. Mentre, dopo la rottura negoziale, il Kosovo ha imposto dazi punitivi del 100% su tutte le importazioni dalla Serbia. Il riconoscimento dell’indipendenza per l’uno, la fine dei dazi per l’altro sono le precondizioni poste dai due Paesi per riprendere la trattativa. Controversa è anche l’idea, appoggiata dai due presidenti, il serbo Aleksandar Vucic e il kosovaro Hashim Tachi, di uno scambio di territori lungo linee etniche. Vucic soprattutto vi vede la scorciatoia per far ripartire i negoziati di adesione alla Ue, oggi di fatto bloccati.

Non osteggiata da Mogherini e da altri Paesi europei, fra i quali la Francia, sostenuta dagli Usa, l’ipotesi della partizione etnica è opposta con veemenza dalla Germania, che forse non a torto considera ogni modifica dei confini come la ricetta per una nuova conflagrazione nell’intera area balcanica. Quanto agguerrite siano le parti, lo ha confermato Thaci, il quale dopo il colloquio con Mogherini, ha dichiarato che «senza la partecipazione degli Stati Uniti non vi può essere alcuna intesa, la Ue fin qui si è rivelata incapace». Poi, per illustrare il punto, si è incamminato verso l’ambasciata americana dove ha incontrato l’ambasciatore Grenell.