Brava Barbara

Con una magnifica riflessione sulla vicenda della cooperante italiana Silvia Romano e più in generale sul mondo della solidarietà e cooperazione, la nostra Barbara Cassinari, responsabile del progetto FormaCooperazione ed insegnante, ha conquistato la prima pagina della Gazzetta di Mantova. FormaCooperazione è un progetto work in progress che cerca di armonizzare la solidarietà internazionale e la presenza attiva nelle aree periferiche della realtà cittadina, un esperimento interessante che stiamo vivendo con attenzione e partecipazione.

A Barbara e all’intero gruppo di FormaCooperazione vanno le nostre congratulazioni.

Di seguito l’articolo pubblicato:

La vicenda del rapimento e del ritorno in Italia della giovane volontaria ha occupato le testate giornalistiche degli ultimi giorni, molti che non hanno mai fatto esperienze di cooperazione si sono sentiti in dovere di esprimere le proprie considerazioni in merito alla sua storia. Per questo, ho sentito il desiderio di partecipare al dibattito e scrivere questa lettera.
Sono pochi anni che faccio esperienza di cooperazione e coordino Formacooperazione un progetto di Amici di Decani, una piccola ong, che opera in Kosovo e Metohija da dieci anni e sviluppa molteplici progetti solidali che spaziano dall’emergenza sanitaria, al sostegno economico alle famiglie, dalla promozione dell’istruzione di base e universitaria alla promozione sociale e culturale dei bambini. Formacooperazione ha realizzato un corso di formazione per futuri volontari, distribuito in 15 moduli tenuti da docenti di fama internazionale, che si è svolto a Mantova nell’a.s. 2018/2019. Le lezioni hanno affrontato tematiche differenti: storia, cultura, geopolitica, educazione in terre di confine, lingua straniera, progettazione europea e hanno permesso ad un gruppo di giovani studenti dell’Università di Brescia, corso in Educazione professionale, sede Lunetta, grazie alla collaborazione con il Comune di Mantova, di fare una piccola esperienza di volontariato in Kosovo durante l’estate 2019.
Formacooperazione è nata per offrire ai futuri volontari un bagaglio di conoscenze adeguate prima di affrontare territori con caratteristiche così delicate.
La mia ong opera grazie al volontariato e quindi i nostri cooperanti non sono stipendiati, ma persone che scelgono liberamente di fare un’esperienze di crescita umana e personale attraverso la cura degli altri. Credo che sia necessario distinguere tra cooperanti che fanno questo come lavoro e cooperanti che si assumono il medesimo onere come volontariato. Le attività sul campo sono simili, ma differiscono le disponibilità economiche e sicuramente alcune competenze.
Occorre poi ricordare che le ong devono stipulare un’assicurazione internazionale per i propri volontari che permetta loro alcune tutele come il rimpatrio immediato in caso di problemi di salute o altro, ma la vigilanza in questo caso è carente e spesso la copertura assicurativa è vista dagli stessi cooperanti come una “spesa inutile” o peggio ancora una sottrazione di disponibilità economiche al progetto. In ogni caso, non è certo un’assicurazione che può impedire un rapimento. Ogni viaggio infatti comporta questo possibile rischio; il contesto organizzativo attorno al volontario è quindi molto importante. La presenza di altri cooperanti con più anni di esperienza è fondamentale, chi ha maggiore esperienza, può aiutare nella decodifica dei comportamenti corretti da tenere di fronte a culture altre ed essere un riferimento per chi è alle prime esperienze.
Nonostante conosca bene la cura della sicurezza dei volontari della mia ong non ho potuto fare a meno di pensare che quello che ha vissuto Silvia Romano sarebbe potuto succedere anche a me.
E allora avrei voluto vedere empatia, umanità, comprensione per gli occhi di quelle giovane donna che è sopravvissuta a 18 mesi di prigionia come fossero i miei. Le ragioni personali che spingono a fare esperienze di volontariato in terre di confine sono qualcosa che nessuno può comprendere, a volte nemmeno il volontario stesso, sicuramente la cooperazione aiuta a crescere, a vedere le cose con prospettive nuove, a lamentarsi meno, a sentire più vicina l’umanità o, almeno, a provarci. A vent’anni poi, spesso questo si unisce a quella voglia di salvare il mondo che chi è più grande dovrebbe riconoscere e per questo averne più cura.
Sono molto felice che Silvia Romano sia tornata, viva, e possa abbracciare la sua famiglia. Sulla sua prigionia ritengo sia buona educazione mantenerne il silenzio, il rispetto; quello che ha vissuto appartiene solo a lei e occorre solo sperare che non accada mai più.
La cooperazione insegna che è necessario mettersi in discussione, non avere certezze, rispettare gli altri e accettare che le cose che ritenevamo importanti possano diventare altre. Per questo continuo a pensare che sia un’esperienza bellissima da vivere, ma credo anche che sia necessario confrontarsi seriamente su ciò che ci racconta la storia di Silvia Romano per continuare a dare valore alla cooperazione, a partire dalla sicurezza dei volontari. Come Formacooperazione ci sentiamo quindi impegnati in questo percorso.