Benvenuti in Kosovo

L’immagine che una Nazione desidera offrire di sé stessa, quella che i politologi chiamano “l’identità condivisa”, non c’è dubbio che inizi nel principale aeroporto del Paese. Tutti noi abbiamo in mente le pubblicità patinate che decorano le sale di attesa e di imbarco.

A questa regola aderisce anche l’unico aeroporto di Kosovo, l’aeroporto internazionale Adem Jashari.
Appena atterrati, i viaggiatori vengono attirati principalmente da due comunicazioni pubblicitarie che desiderano promuovere il sistema Paese: quella della compagnia aerea “Air Prhistina” e quella della compagnia telefonica “Zmobile”.
Entrambe le pubblicità colpiscono, perché nel voler dar risalto al Kosovo e ai propri siti turistici e culturali, non figurano negli oltre 400 metri quadrati di affissionistica, luoghi ortodossi.

Per fare un esempio concreto, sulla pubblicità Air Prhistina, fanno bella mostra di sé, il ponte di Lumi drin, la copia della statua di Skanderbeg di Tirana, ubicata a Pristina, un paio di cascate, l’istallazione di New Born, la moschea di Sinan Pascià a Prizren, uno scorcio montano e la cattedrale cattolica di Prhistina.
Nessun riferimento ad uno dei quattro siti patrimonio mondiale dell’umanità dell’Unesco (il monastero di Gračanica, il monastero di Dečani, il Patriarcato di Peć e la Bogorodica Ljeviska), nessuna testimonianza artistico/culturale di matrice ortodossa.
Sembra quasi che le due maggiori compagnie che lavorano con i turisti, abbiano deciso di cancellare con un colpo di spugna un’eredità e una presenza importante per il Kosovo.
Come può una comunità internazionale adusa alla diplomazia, non comprendere la valenza di tale linguaggio sub-liminale?
La risposta è semplice, non può! Nel veicolare l’idea di uno “stato normalizzato”, la diplomazia internazionale si rende complice di chi vuole sradicare la secolare presenza serba nella regione, l’essenza di una memoria medievale che ha portato questi luoghi in seno all’Europa, a differenza di una insulsa classe politica che continuando a parlare d’Europa, sta conducendo il Kosovo e Metohija, nella barbarie.
Che questo avvenga in Kosovo, non ci stupisce; che avvenga con le diplomazie internazionali intente all’esercizio sovrano della codardia, nemmeno; ma che questo sfugga a Belgrado, consentendo addirittura a qualche sprovveduto di parlare di nuovi confini, cessioni selettive di territorio e azioni riparatrici, sconcerta e disgusta.
Benvenuti nel Kosovo del 2018!

Ps
A scanso d’equivoci, per ritardati, politici di carriera, ambasciatori e diplomatici, insomma gente a cui bisogna spiegar tutto per bene, dall’abc alle barzellette, “il benvenuti” è ironico!